In occasione del centenario dell’inaugurazione della celebre Chiesa Russa di corso Imperatrice, che tanto ha contribuito a rendere famosa Sanremo in tutto il mondo, ecco in breve la sua storia:

L’iniziativa per la costruzione di un edificio religioso a Sanremo, da destinarsi a luogo di culto per la numerosa comunità russa locale di fede ortodossa, era partita dall’imperatrice madre Maria Fërodovna, vedova di Alessandro III e madre di Nicola II, con l’approvazione del procuratore del Santo Sinodo Vladimir K. Sabler, anche per ricordare adeguatamente il soggiorno matuziano, avvenuto tra il 1874 e il 1875, dell’imperatrice Maria Aleksandrovna, consorte dello zar Alessandro II, la quale aveva lasciato un buon ricordo in città, tanto che l’Amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Stefano Roverizio di Roccasterone, aveva deliberato di intitolare il corso abbellito con le palme donate da lei stessa alla città, proprio alla sovrana russa. Prima ancora dell’erezione della nuova chiesa, la comunità russa sanremese disponeva peraltro già di una piccola cappella destinata al culto ortodosso e inaugurata il 21 febbraio 1910 nella casa dei fratelli Ermiglia in via Roma al civico 22, alla presenza del vescovo ortodosso Vladimir e di vari notabili russi provenienti anche da Nizza e Mentone, e della quale venne eletto starosta (sindaco) il signor Cheremtief. Il progetto venne affidato ad un architetto russo molto famoso e stimato, l’accademico Aleksej V. Sucev, che si ispirò allo stile della celebre chiesa moscovita di San Basilio e si avvalse della preziosa collaborazione degli ingegneri locali Pietro Agosti (figlio di madre russa) e Franco Tornatore, i quali approntarono il progetto definitivo della nuova chiesa, in cui seppero fondere in maniera armoniosa diversi stili, come quello neomoresco, neobinzatino e neoclassico, ottenendo un effetto di grande fascino grazie al suggestivo intreccio dei cromatismi delle cinque cupole a bulbo e della guglia.

Nel novembre 1912 era stato intanto varato il comitato promotore per l’erezione del nuovo edificio sacro, al quale aderirono, oltre a personaggi delle istituzioni, anche numerosi cittadini privati che diedero il loro fattivo contributo per la realizzazione dell’impresa, tanto che giunsero al comitato sostanziose offerte in denaro dalla Russia e da parecchi altri paesi, per cui si può ben dire che la chiesa sia stata eretta grazie anche all’impegno e alla devozione di molti fedeli ortodossi sparsi in tutto il mondo. Del comitato fecero dunque parte, oltre al presidente conte Giuseppe Tallevici, che aveva tra l’altro messo a disposizione un terreno di sua proprietà per la costruzione del nuovo edificio, e alla sua consorte di origini russe contessa Anna Tarasova, la signora Anna Suchanina, Théophile Debraud, il conte Seremetev, il viceconsole russo a Sanremo Giorgio de Thillot, gli ingegneri Agosti e Tornatore e l’architetto moscovita Sucev, il succitato primo progettista della chiesa, mentre il consiglio di fabbriceria era composto, oltreché dall’ambasciatore russo in Italia Anatolij Krupenskij e dal console generale di Russia a Genova principe A.L. Gagarin, dal sindaco di Sanremo Alfredo Natta Soleri, dal sottoprefetto Bodo d’Albaretto, dal pope della chiesa russa di Firenze e da varie personalità della colonia russa locale, tra i quali il conte del Castillo, la contessa Olsuf’eva, il generale Trouth, il signor Petrov e la signora Sipjagin. Il 9 dicembre 1912 si tenne la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo edificio, alla quale parteciparono tra gli altri le signore de Nepljuev, i principi Bagration, il barone de Karamicev e la sua consorte, il conte Vladimir Gurovskij, la signora Mlinkovskij, il dottor Asvadurov, il generale Boris de Kolombakin e sua moglie, la signora Kostomarov, la signorina Anna de Tulupov, la signora Daziarov e la generalessa Kotonev. Dopo l’avvio dei lavori, la costruzione in cemento armato della chiesa venne portata a termine in cento giorni lavorativi da una squadra di operai e manovali dell’impresa Vernassa diretti dall’assistente Francesco Malacrida.

Il 23 dicembre 1913 si svolse la solenne inaugurazione della nuova chiesa, dedicata a santa Caterina martire e al santo taumaturgo Serafino di Sarov – anche se è detta comunemente chiesa di Cristo Salvatore – e aperta nello stesso giorno all’esercizio regolare del culto russo-ortodosso. Alla cerimonia di inaugurazione parteciparono l’ambasciatore Krupenskij, il console russo a Genova Gagarin, il viceconsole della Russa in città du Thillot, il prefetto di Porto Maurizio Pesce, il sottoprefetto di Sanremo Bodo d’Albaretto e il commissario prefettizio Luigi De Lachenal. La chiesa fu consacrata dal vescovo ortodosso di Polock Vladimir, assistito dall’archimandrita Philipp, residente a Roma, e da altri sacerdoti nel corso di una funzione religiosa che durò oltre tre ore e che fu accompagnata da canti liturgici di rito bizantino-slavo eseguiti da un coro di cantori delle chiese russe di Mentone e Nizza; durante la cerimonia le contesse Tallevici raccolsero a beneficio della chiesa l’allora cospicua somma di 1800 lire. Dopo l’inaugurazione si tenne poi, su invito del presidente del comitato per l’erezione della chiesa conte Tallevici, un sontuoso banchetto all’Hotel Savoy, nel corso del quale fu intonato l’inno nazionale russo, seguito dalle note della Marcia reale italiana, dopodiché l’ambasciatore russo in Italia Krupenskij lodò apertamente gli ottimi rapporti esistenti tra la Russia e l’Italia, nonché i grandi meriti del conte Tallevici e dell’ingegner Agosti nell’erezione del nuovo edificio, annunciando l’invio di un telegramma allo zar Nicola II, che si trovava allora a Levadija, con espressioni di sincero omaggio da parte del comitato per l’erezione della chiesa e della colonia russa matuziana.

L’attuale edificio comprende tre corpi di fabbrica in comunicazione tra loro: la chiesa propriamente detta, a forma rettangolare, composta dalla grande navata centrale riservata ai fedeli, la zona absidale disposta ad emiciclo, separata dalla navata da una parete divisoria, nella quale si aprono tre grandi porte, di cui quella centrale, o porta dello Zar, chiusa da un cancello in ferro alto un metro, e la sacrestia, in cui sono custoditi vari oggetti sacri. La chiesa è sormontata dalle caratteristiche cinque cupole dorate policrome a tetto azzurro, al cui vertice sono poste le tipiche croci russe a tre braccia, e delle quali la centrale, più alta delle altre, si eleva a circa cinquanta metri dal suolo, mentre il campanile a forma ottagonale, situato a fianco della chiesa sul lato meridionale della costruzione, è dotato di cinque piccole campane. In occasione dell’inaugurazione furono inoltre donati agli amministratori dell’edificio sacro numerosi oggetti religiosi, sia votivi che ornamentali, tra i quali due icone del Salvatore e della Madre di Dio, copie fedeli dei dipinti del famoso pittore Viktor M. Vasnecov, attualmente esposti nella cattedrale di San Vladimiro a Kiev, offerte dalla signora Pauwers, e, come i quadri della città russa, collocate ai due lati delle cosiddette «porte reali». In particolare, i coniugi Tallevici donarono alla chiesa mobili, arredi, vasi e ornamenti sacri, oggetti rituali e diverse icone di notevole valore.

Lo scoppio della Grande Guerra e i successivi avvenimenti, tra i quali in particolare la caduta del regime zarista, impedirono il completamento della decorazione interna con la realizzazione di una serie di affreschi, secondo quanto previsto nel piano originario di costruzione della chiesa, il cui interno è ancor oggi del tutto spoglio, pur rappresentando il punto di riferimento obbligato per i turisti russi di passaggio nella nostra città. Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale l’edificio subì gravi danni a causa dei bombardamenti aerei, poi comunque riparati subito dopo la guerra a cura dell’Amministrazione comunale, che permise così alla chiesa di salvarsi dalla distruzione. Nel 1921 vennero sepolte, nella cripta dell’edificio, le salme, trasferite nella chiesa sanremese da Antibes, dei reali del Montenegro Nicola I Petrovic Njegos, della sua consorte Milena, genitori della regina d’Italia Elena di Savoia, e delle loro figlie Vera e Xenia, morte in esilio come i loro genitori. Il 29 settembre 1989 le spoglie mortali dei reali montenegrini sono state quindi traslate con una solenne cerimonia nel paese natale, dopo sessantotto anni di riposo in terra italiana a Sanremo, dove re Nicola aveva espressamente chiesto di essere sepolto insieme alla moglie e alle figlie. Sempre nel 1989 vennero collocati nel giardino della chiesa due busti in bronzo, raffiguranti il re d’Italia Vittorio Emanuele III e la regina Elena, realizzati nel 1930 dallo scultore Monti su modello di F. Johnson e rimasti a lungo in un magazzino, dove erano stati trasferiti dopo la caduta della monarchia in Italia. Nella chiesa si svolgono tuttora funzioni liturgiche di rito ortodosso nei giorni festivi.

Fonte: Sanremonews.it – Autore: Dott. Andrea Gandolfo